giovedì 23 febbraio 2023

CONVOCAZIONE CPF Lunedì 6 marzo ore 20.30 c/o Cuac via Torino, 64 Gallarate

 Ordine del giorno del Comitato Politico Federale:

▪︎riflessione politica sui risultati elettorali

▪︎continua la costruzione di Unione Popolare.

    -Come? 

    -Quale ruolo deve avere Rifondazione Comunista?

▪︎Valutazione del processo di aggregazione di simpatizzanti di UP e  associazioni del nostro territorio per la costruzione e l'ampliamento di un Coordinamento Provinciale di UP

▪︎Proposte per la nomina del/la segretario/a della Fed.di Varese.

▪︎varie ed eventuali


Invitiamoci, reciprocamente, alla  partecipazione !

Ucraina, il conflitto è a un bivio: o la trattativa o la terza guerra mondiale

di Paolo Ferrero 

Ad un anno dal suo inizio, la guerra in Ucraina è arrivata ad un punto di svolta. La guerra in corso, in cui le superpotenze si fronteggiano, ha mantenuto sin qui le caratteristiche militari di una guerra regionale, che si combatte lungo una sola linea del fronte, in Ucraina. Nonostante le evidentissime implicazioni internazionali e il fatto che le origini della guerra siano completamente determinate dallo scontro tra le superpotenze, fino ad oggi, questo conflitto è rimasto un conflitto militarmente delimitato: un assurdo massacro che avviene su una specie di palcoscenico e di cui – quotidianamente – siamo informati e disinformati con la circolazione di foto, cartine, video e così via. Una specie di sanguinosissimo braccio di ferro che ha assunto le caratteristiche della guerra di posizione.

Dalla parte occidentale, fino ad ora, il governo ucraino fornisce le truppe e la Nato, a partire dagli Usa, le armi. Il personale per governare i sistemi d’arma sofisticati e i dirigenti dell’esercito ucraino. Si tratta quindi a tutti gli effetti di un conflitto per procura in cui però, fino ad ora, la Nato nel fornire le armi ha fatto attenzione a evitare che l’Ucraina potesse attaccare direttamente il suolo russo storicamente definito.

Questo conflitto, delimitato sul piano militare, che non dà luogo ad altre linee di fronte era esattamente nei desiderata della dirigenza degli Usa quando la guerra è cominciata: come affermato da Hillary Clinton, si trattava di incastrare la Russia in un “Afghanistan europeo” al fine di dissanguarla economicamente e di far precipitare il consenso di Putin in patria arrivando ad un cambio di regime in Russia e – nelle posizioni più esplicite – alla sua dissoluzione.

A distanza di un anno non solo gli obiettivi politici dell’Occidente sono falliti, visto che l’economia Russa non è collassata e il consenso di Putin non è crollato, ma sono falliti gli obiettivi militari: la guerra di posizione, regionale, sul terreno, la stanno vincendo i russi. Questa guerra, fondata in particolare sull’uso dell’artiglieria, vede una superiorità dell’esercito russo che – dopo un anno – si traduce in una drammatica carneficina che subisce l’esercito ucraino e anche in una maggiore difficoltà occidentale a garantire l’approvvigionamento di munizioni e sistemi d’arma. Una cifra sola per dare conto di quanto sta succedendo: l’esercito Ucraino spara ogni giorno una media di 6000 proiettili di cannone e pare difficile che nei prossimi mesi la Nato sia in grado di fornirgli una quantità maggiore di proiettili giornalieri. L’esercito russo spara ogni giorno più di 20.000 proiettili di artiglieria. E’ arrivato a punte di 60.000 proiettili al giorno e ha alle spalle un appartato industriale in grado di garantire la media.

Andando avanti così è del tutto evidente chi è nelle condizioni di vincere questa guerra “regionale”. I governanti occidentali, al di là della propaganda, hanno ben chiaro questa situazione e sono posti oggettivamente dinnanzi a un bivio: o aprire una fase di trattativa per risolvere diplomaticamente il conflitto in tempi rapidi o attuare una escalation militare che coinvolga direttamente le truppe di alcuni paesi Nato, che scelga di impegnare sistemi d’arma in grado di aggredire sistematicamente il suolo russo, che dia vita ad altri fronti (ad esempio trasformando anche la Moldavia in un nuovo campo di battaglia).

O la trattativa o la terza guerra mondiale, questo è il bivio! Com’è del tutto evidente il gruppo dirigente della Nato, con i suoi proclami altisonanti, ha scelto la strada dell’escalation del conflitto. Ha inoltre trovato nei governi polacchi e rumeni la disponibilità a unirsi a Zelensky nel fornire carne da cannone per proseguire il massacro.

Qui entriamo in gioco noi: la maggioranza dei popoli occidentali – a partire da quello italiano – non è disponibile a entrare in guerra e ritiene necessario aprire la trattativa. I governanti europei lo sanno e mentono spudoratamente sull’andamento della guerra e sui rischi che ci troviamo dinnanzi. E’ il momento che questa maggioranza delle popolazioni si faccia sentire per imporre la cessazione delle forniture militari e proporre il cessate il fuoco. Non esiste altre strada per evitare la catastrofe!

I governanti sanno che non possono andare in guerra contro la volontà popolare, per questo mentono e nascondono. Per questo le manifestazioni per la pace sono decisive per porre fine al conflitto. Facciamo sentire la nostra voce e incontriamoci sabato 25 marzo a Genova rispondendo all’appello dei lavoratori portuali per una grande manifestazione pacifista che fermi la follia dell’escalation, faccia tacere le armi e imponga la trattativa. Sabato a Genova e Berlino manifesteremo per la pace: costruiamo in ogni città una mobilitazione per impedire l’escalation militare!

lunedì 27 settembre 2021

CONFINDUSTRIA APPLAUDE DRAGHI, IL PRESIDENTE DEI RICCHI

Non ci stupisce l’ovazione della platea di Confindustria per Mario Draghi. È il presidente dei ricchi e giustamente i ricchi applaudono.

Draghi ha rassicurato l’1% più ricco del paese che non pagherà più tasse e non corre rischi di patrimoniali.
Ha attaccato le rendite ma non parlava del capitale finanziario, degli immobiliaristi, dei grandi patrimoni.
A Confindustria Draghi ha garantito che li innaffiera’ di soldi senza chiedere contropartite sociali né vincoli occupazionali.
Non ha parlato di delocalizzazioni né di rilancio dell’intervento pubblico.

Anche per frenare gli aumenti delle bollette si useranno i soldi della fiscalità generale, cioè dei cittadini, e non leggi come in Spagna che impongano di ridurre profitti delle grandi società.

Nelle riforme annunciate da Draghi non c’è spazio per i diritti di chi lavora, per l’introduzione di un salario minimo legale dignitoso, per la modifica delle leggi che hanno precarizzato, nè per il rilancio della sanità pubblica e la reinternalizzazione dei servizi dove prolifera lo sfruttamento, per la fine dei subappalti. Non lo turba che i nuovi assunti siano precarissimi: per il 73% a tempo determinato, di cui il 19,8% durano meno di una settimana e solo il 37% superano i due mesi, i somministrati sono aumentati del 39% e sono ormai 435.000.
La ripresa di Draghi è in realtà il ritorno al business as usual, alla normalità della precarietà, dello sfruttamento e dei bassi salari, il cui monte complessivo ha subito le perdite più pesanti (-39 miliardi, flessione del 7,5%) tra i grandi paesi europei essendo già il più basso.

Draghi invoca la pace sociale, cioè che la ripresa sia a carico dei lavoratori. Non a caso Mario Draghi ha proposto il solito Patto per il lavoro e la crescita ai sindacati. Il commento di Enrico Letta indica che il PD continua a reiterare la nefasta impostazione programmatica che tanti danni ha prodotto. Infatti Letta ha di nuovo riproposto la riedizione del Patto che negli anni ’90 segnò la perdita per i lavoratori della scala mobile e l’inizio di uno stillicidio di privatizzazioni e di riforme neoliberiste.
Come hanno capito gli operai della Gkn c’è bisogno invece di conflitto e lotte per dare voce al 99% e alla classe lavoratrice.
Chi sta in basso non ha motivi per applaudire questo governo e il banchiere.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

lunedì 8 marzo 2021

Mario Draghi? No grazie!

 I 209 MILIARDI DEVONO SERVIRE AL POPOLO, NON A FINANZIARE I PADRONI: DRAGHI? NO GRAZIE!

I giornali presentano il governo Draghi come un miracolo in cui i partiti che normalmente si combattono si ritrovano insieme per governare.

➢ MA È PROPRIO VERO?

Quando nel 2011 arrivò Monti, anche lui un salvatore della patria, ebbe un consenso ancora più ampio di Draghi e poi cosa fece? Un pesantissimo massacro sociale centrato sulla famigerata riforma Fornero contro le pensioni. Ma prima di Monti arrivò Dini (1995) che diede vita ad un governo tecnico con un unico obiettivo: scardinare il sistema pensionistico pubblico, introducendo il sistema contributivo. Ma prima di Dini abbiamo avuto Ciampi, supertecnico anche lui, che ha completato l’opera di Amato responsabile di una super stangata di 70.000 miliardi di vecchie lire e dell’abolizione della scala mobile. Con Ciampi oltre l’abolizione della scala mobile si ebbe la nascita della concertazione che ingabbiò i sindacati in una infinita discussione a perdere per i lavoratori.

➢ QUAL È LA CARATTERISTICA DI QUESTI SUPER TECNICI? DI ESSERE TUTTI DEI BANCHIERI.

Cosa hanno fatto sinora i banchieri? Enormi stangate che i politici che si presentano alle elezioni per prendere i voti non osavano fare per paura di perdere i voti.Ma com’è possibile che chi litiga tutti i giorni in televisione si ritrovi a dar vita alla stessa maggioranza?

La risposta è semplice:

centro destra e centro sinistra sulle questioni economiche la pensano nello stesso modo e sono tutti liberisti, cioè contro i lavoratori.

Hanno tutti votato i trattati europei così come il pareggio di bilancio in Costituzione. Sono tutti d’accordo a precarizzare il lavoro e sono tutti contrari alla patrimoniale sulle grandi ricchezze.

Inoltre, se notate, quando cambia il governo, questo non modifica mai le leggi del governo precedente a cui pure si era ferocemente opposto nei talk show e in parlamento.

Che cosa significa questo?

Significa che il bipolarismo è una presa in giro e che centro destra e centro sinistra sono tutti “diversamente” liberisti ma profondamente liberisti.

Allora costruiamo dal basso una opposizione popolare al governo Draghi, perché i 209 miliardi che sono sul tavolo non devono finire nelle tasche dei padroni ma devono servire a bloccare sfratti e licenziamenti, a potenziare la sanità e la scuola pubblica, ad aumentare il reddito dei poveri e difendere l’ambiente.

I SOLDI PUBBLICI DEVONO SERVIRE PER IL BENESSERE DEL POPOLO, PER IL SETTORE PUBBLICO E NON FINIRE NELLE TASCHE DEI RICCHI

www.rifondazionelombardia.it

giovedì 5 novembre 2020